Storia delle incursioni piratesche a Torre Pali

Le coste salentine, gli estremi lembi d’Italia, sono state da sempre vittime dalle incursioni piratesche da parte di Turchi, Saraceni, barbari e pirati. Centinaia d’anni in cui le opere umane venivano costruite, in una notte potevano andare distrutte completamente: conventi, chiese, palazzi, abitazioni.

Predazioni dei tesori delle chiese, del bestiame, di derrate alimentari, saccheggi, deportazioni di uomini come schiavi, distruzione e morte… questo lasciavano i pirati.
Il fenomeno della schiavitù era diffusissimo, sulle coste del Salento: le prede razziate dai pirati barbareschi erano diversamente sfruttate: le donne giovani erano destinate all’harem e gli uomini vigorosi ai remi o ad altri lavori pesanti; quando poi venivano a declinare loro le forze davano un ulteriore occasione di guadagno con la richiesta di riscatto. Gli elenchi dei riscattati sono piene di gente che ha subito lunghi anni di lavori forzati prima di poter tornare, a caro prezzo, alle sue case.

Nel 1480 i pirati giunsero a Torre Pali ed attaccarono Salve, ma i salentini arroccati nel fortilizio, riuscirono a difendersi. Le scorrerie però continuavano e nel 1524 venne nuovamente attaccata questa zona del litorale, con una difesa che all’epoca passò alla storia per tenacia, scaltrezza e coraggio, dopo che gli abitandi delle coste avevao respinto i pirati dopo un lungo assedio, con colpi di armi da fuoco e lanci di olio bollente.

Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, nel 1528 strinse un’alleanza militare con la Repubblica di Genova, per chiedere aiuto. Per conto di Carlo V intanto, la flotta dell’Ammiraglio genovese Andrea Doria sconfisse i turchi nel 1535 ma nello stesso anno i pirati distrussero Ugento, Torre Pali e le marine adiacenti. Solo il coraggio e lo spirito sacrificale dei salentini fu necessario per salvare il proprio destino di civiltà dalla barbarie e dalla distruzione.

Numerose leggende si mescolano alla storia delle incursioni saracene: nel 1547, nel tratto compreso tra Pescoluse e Torre Pali, il pirata Dragut tento di assalire i territori già depredati parecchie volte. La leggenda narra che Dragut catturasse la figlia di un colono nelle campagne attorno a Trre Pali, Ma la giovane si oppose con ogni mezzo ai corsari, tentando più volte la fuga. Nonostante le violenze subite, la fanciulla si rifiutò di rinnegare la religione cristiana, promessa che gli avrebbe salvato la vita, e venne spietatamente uccisa e gettata in mare dallo stesso Dragut
Qualche giorno più tardi, il corpo della fanciulla fu ritrovato da alcuni pescatori sull’isoletta, ricoperto da un velo di sabbia. Da quel momento lo scoglio venne chiamato l’Isola della Fanciulla.

Tutte le masserie attorno a Torre Pali nel centro avevano una costruzione molto alta che serviva ad ospitare il padrone quando occasionalmente veniva. Scopo della torre era ovviamente quello di permettere facilmente gli avvistamenti dei pirati nemici. Nella parte bassa invece lo spazio era sfruttato come luogo di lavoro per la trasformazione del latte, delle olive, oppure per le dispense, come magazzino o per le stalle.

Torre Mozza

In Salento intorno al XVI secolo cominciò ad erigersi una gigantesca opera difensiva creando un sistema di bastioni e torri di avvistamento lungo vari punti strategici su tutto il perimetro costiero, costruzioni a cui gli abitanti provvedevano direttamente.
Dall’alto delle torri dette saracene (ma in realtà erano per difendersi dai saraceni) si poteva avvistare il nemico e allarmare in tempo le torri vicine attraverso specifici segnali (specchi, fuoco, fumo, eccetera).
Così, oltre a Torre pali, si annoverano Torre San Gregorio, Torre Vado, Torre Mozza, Torre San Giovanni, Torre Sinforo, Torre Suda, Torre Pizzo, Torre San Giovanni e tante altre.

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